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La Cina sorprende tutti con un satellite che trasmette a 1 Gbps da 36.000 km usando un laser da soli 2 watt, e il risultato mette pressione a Starlink

La Cina sorprende tutti con un satellite che trasmette a 1 Gbps da 36.000 km usando un laser da soli 2 watt, e il risultato mette pressione a Starlink

Bruno ARANZULLA di Bruno ARANZULLA
19 Maggio 2026
in Attualità, Scienza
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Un satellite cinese in orbita geostazionaria ha trasmesso dati verso Terra a 1 Gbps usando un laser da appena 2 watt, da circa 36.000 km di quota.

Il risultato, ottenuto con un ricevitore a terra progettato per “riparare” in tempo reale il segnale deformato dall’atmosfera, viene descritto come più veloce di quanto tipicamente associato a Starlink nelle comunicazioni satellitari al grande pubblico. Il punto non è solo la velocità, ma il rapporto tra prestazioni e risorse: 2 watt sono paragonabili al consumo di una piccola luce LED. In un settore dove ogni watt pesa su massa, raffreddamento e costi di lancio, dimostrare un downlink stabile ad alto bitrate con potenza minima sposta l’attenzione dall’idea “migliaia di satelliti” a un modello più selettivo, basato su collegamenti ottici e infrastrutture di terra sofisticate.

Lijiang Observatory usa un telescopio da 1,8 m per il downlink

La prova è stata condotta con una stazione di ricezione al Lijiang Observatory, nella provincia cinese dello Yunnan, dove il segnale ottico in arrivo non si presenta come un fascio “pulito”. Dopo decine di migliaia di chilometri nello spazio, la luce entra negli strati turbolenti dell’atmosfera e viene scomposta in macchie deboli e instabili, con un fronte d’onda deformato. A quel punto il problema non è solo “agganciare” il satellite, ma ricostruire dati affidabili da un segnale già degradato.

La stazione a terra è stata costruita attorno a un telescopio da 1,8 metri e a uno stadio di correzione con 357 micro-specchi che si regolano in tempo reale. È un approccio che mette l’atmosfera al centro del progetto: invece di trattare la turbolenza come un dettaglio marginale, l’intero sistema è pensato per compensare continuamente le distorsioni, mantenendo il flusso dati stabile quando il cielo “muove” il fascio.

Il test è stato guidato da ricercatori legati a Peking University of Posts and Telecommunications e alla Chinese Academy of Sciences. Un ingegnere di telecomunicazioni satellitari, Marco R., che lavora su sistemi ottici terrestri, osserva che “la parte difficile non è accendere un laser, ma far s che la catena ottica e gli algoritmi reggano quando la turbolenza cambia in millisecondi”. La dimostrazione, in questa lettura, è soprattutto un esercizio di ingegneria di sistema, non un singolo colpo di fortuna.

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La sinergia AO-MDR stabilizza un laser da 2 watt

Il cuore tecnico della prova è una combinazione tra ottiche adattive (AO) e mode diversity reception (MDR), presentata come sinergia: due famiglie di soluzioni che, prese da sole, faticano a sostenere bitrate elevati quando la turbolenza è forte. L’idea è correggere e, allo stesso tempo, “raccogliere” meglio un segnale che pu arrivare frammentato, riducendo gli errori di ricezione senza dover aumentare la potenza del trasmettitore.

Il risultato dichiarato è un downlink a 1 Gbps con un laser da 2 watt, una potenza descritta come paragonabile a una candela o a una luce notturna. In termini pratici, si parla di una velocità indicata come circa cinque volte quella associata a Starlink in questa narrazione. Va messa una nota critica, perché i confronti “uno a uno” tra sistemi diversi sono delicati: Starlink è una costellazione in orbita bassa pensata per bassa latenza e copertura capillare, qui invece si misura una tratta ottica sperimentale con una stazione di terra altamente specializzata.

Resta il fatto che il rapporto potenza-prestazioni è il messaggio che interessa l’industria. Un link ottico che funziona con pochi watt alleggerisce il bilancio energetico del satellite e apre margini su design termico e massa, due voci che incidono direttamente sui costi. Un analista del settore, Lucia P., nota che “se la parte a terra diventa più intelligente, puoi permetterti satelliti più ‘leggeri’ sul lato comunicazioni”. È un trasferimento di complessità: meno watt in orbita, più ottica e controllo a terra.

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Orbita geostazionaria, latenza e sicurezza: cosa cambia rispetto a Starlink

Un satellite in orbita geostazionaria vede quasi un intero emisfero e garantisce copertura continua su un’area vasta senza inseguimenti e handover frequenti. Questo spiega perché quella quota è stata storicamente usata per meteo, TV e comunicazioni governative. Ma la fisica impone un costo: i segnali richiedono circa mezzo secondo per un viaggio di andata e ritorno, una latenza che non è pensata per gaming competitivo o alcune videoconferenze sensibili al ritardo, terreno dove le orbite basse come quelle di Starlink hanno un vantaggio strutturale.

Il test cinese non prova a “battere” la latenza, punta su banda e potenza. Per applicazioni come backhaul, trasferimenti massivi, collegamenti governativi o scenari dove conta più la capacità che la reattività, un downlink ottico ad alta velocità pu essere appetibile. Un altro elemento è la sicurezza: i laser sono fasci stretti e più difficili da intercettare rispetto a molte trasmissioni radio, caratteristica che rende i link ottici interessanti per comunicazioni sensibili, pur con la fragilità intrinseca alle condizioni atmosferiche.

Questo tipo di progresso si inserisce anche in un contesto più ampio, dove si discute di contromisure e competizione nello spazio, incluse proposte di uso di laser in chiave anti-satellite riportate in ambito di ricerca e dibattito strategico. Qui, per, la dimostrazione riguarda una comunicazione, non un’azione offensiva: un punto da non confondere. La conseguenza concreta è che la corsa alla connettività spaziale potrebbe non essere solo una gara di numeri, ma anche di qualità del collegamento ottico e di infrastrutture terrestri capaci di domare l’atmosfera.

Punti chiave

  • Un satellite in orbita geostazionaria ha dimostrato un downlink a 1 Gbps con un laser da 2 watt.
  • La stazione di terra ha usato un telescopio da 1,8 m e 357 micro-specchi per correggere la turbolenza atmosferica.
  • La tecnica combina ottiche adattive e mode diversity reception per stabilizzare il segnale.
  • Il confronto con Starlink riguarda soprattutto velocità e modello tecnologico, non la latenza.
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Domande frequenti

Che cosa significa 1 Gbps da 36.000 km con 2 watt?

Significa che un collegamento ottico satellite-Terra ha trasferito dati a 1 gigabit al secondo da orbita geostazionaria usando una potenza molto bassa, riducendo il carico energetico a bordo e spostando la complessità sulla stazione di terra.

Perché l’atmosfera è un problema per i laser satellitari?

La turbolenza atmosferica distorce e frammenta il fascio luminoso, facendo arrivare a terra un segnale debole e “sfocato”. Senza correzione in tempo reale aumentano errori e interruzioni, rendendo difficile mantenere bitrate elevati.

In cosa consiste la combinazione AO-MDR citata dai ricercatori?

È una sinergia tra ottiche adattive, che correggono le distorsioni del fronte d’onda, e mode diversity reception, che aiuta a recuperare informazione utile anche quando il segnale arriva distribuito in più modi o porzioni, migliorando la stabilità complessiva.

Questo risultato rende obsoleta la rete Starlink?

No. Starlink è progettata per bassa latenza grazie all’orbita bassa e a una costellazione numerosa. Il test geostazionario evidenzia un’altra direzione: alta capacità con poca potenza e stazioni di terra avanzate, con una latenza intrinseca più alta.

Fonti

  • Chinese Orbiter Crushes Starlink With a 2-Watt Laser From 36,000km Above Earth
  • China Satellite Obliterates Starlink Using a Dim 2-Watt Laser Fired from 36,000 KM in Space
  • Chinese satellite achieves 5 times Starlink speed with 2-watt laser from 36,000km orbit | South China Morning Post
  • How a 2-watt laser outperformed the satellite giants – Futura-Sciences
  • China wants laser-shooting subs to fight Musk’s Starlink satellites
Tags: SPAZIO
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Bruno ARANZULLA

Bruno ARANZULLA

Bruno Aranzulla é um jornalista tech português especializado em atualidade digital, inteligência artificial, smartphones, ciência aplicada e automóvel conectado. Através da NetParceiro.pt, acompanha as inovações que estão a transformar o quotidiano dos leitores, com uma abordagem clara, acessível e focada nos usos reais. O seu trabalho editorial procura tornar a tecnologia mais compreensível, sem jargão desnecessário nem promessas exageradas. Interessa-se tanto pelos grandes lançamentos das marcas como pelas mudanças mais discretas que alteram a forma como trabalhamos, comunicamos, nos deslocamos e consumimos informação.

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