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Dreame, noto per gli aspirapolvere robot, svela la Nebula NEXT 01 Jet Edition: hypercar elettrica con due booster a propellente solido da 100 kN.

Questa hypercar elettrica vuole fare lo 0-100 km/h in 0,9 secondi con booster a razzo integrati

Bruno ARANZULLA di Bruno ARANZULLA
14 Maggio 2026
in Attualità, Mobilità, Scienza
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Dreame, marchio cinese noto soprattutto per i suoi aspirapolvere robot, si invita nel dibattito automotive con un annuncio che colpisce, una hypercar elettrica battezzata Nebula NEXT 01 Jet Edition e un obiettivo di 0-100 km/h in 0,9 secondi.

Il principio non è solo “più cavalli”, è l’aggiunta di due booster a propellente solido capaci di erogare una spinta di 100 kN. La presentazione è avvenuta a San Francisco, al Palace of Fine Arts, e la promessa ha fatto il giro dei media tech e auto. Ma non appena si passa dallo slogan alla fisica, le domande si accumulano: aderenza dei pneumatici, sicurezza, uso reale, e persino la credibilità degli elementi visibili sul prototipo. Dreame punta a un record, ma tu vuoi soprattutto sapere se è fattibile, e a quale prezzo in vincoli.

Dreame punta a 100 kN per puntare a 0,9 secondi

Sulla carta, Dreame spiega che la Nebula NEXT 01 Jet Edition si basa su un’accelerazione “fuori norma” grazie a due booster solidi annunciati a 100 kN di spinta. È un linguaggio da razzo più che da auto, e lo si assume: la spinta non si converte pulitamente in cavalli, perché l’idea non è far ruotare le ruote, ma aggiungere “thrust” in rettilineo.

Altra cifra valorizzata, l’attivazione dei booster in 150 ms. È rapido per un sistema pirotecnico, ma se confronti con una catena di trazione elettrica moderna, lo scarto di sensazione può sorprendere, un motore elettrico reagisce quasi istantaneamente. Dreame vuole mostrare che il trigger resta più rapido di un tempo di reazione umano, quindi sfruttabile in partenza da fermo.

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Il concetto si inserisce in una corsa al rialzo già vista su altri progetti: la versione Nebula NEXT 01 presentata in precedenza era annunciata a 1.900 hp. Qui Dreame cambia strumento, perché a bassi regimi le hypercar elettriche sono spesso limitate non dalla potenza, ma dall’aderenza. In chiaro, aggiungere kW non basta più, quindi il marchio tenta una scappatoia tecnologica.

Le leggi dell’aderenza mettono in dubbio lo 0-100 km/h

Il punto che fa storcere il naso è la trazione. Più osservatori ricordano che un’auto moderna, anche molto performante, è rapidamente “traction-limited”: i pneumatici non riescono più a trasmettere altra forza al suolo senza pattinare. In questo contesto, promettere 0,9 secondi su strada reale urta un limite semplice, il coefficiente di attrito tra gomma e asfalto non sale solo perché la scheda tecnica è ambiziosa.

Per battere questo limite esistono due famiglie di soluzioni. Prima opzione, aumentare il carico aerodinamico, ad esempio con una logica “fan car” che schiaccia l’auto al suolo. Ironia del dossier, per un marchio di aspirapolvere come Dreame, questa strizzata d’occhio sarebbe stata coerente. Seconda opzione, aggirare i pneumatici con la spinta, ciò che rivendica la versione Jet Edition, ma la spinta deve comunque essere “gestita” da un’auto che resta in contatto con una strada imperfetta.

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Il confronto che ricorre spesso è il record EV già osservato su una macchina studentesca ultraleggera, data per 0,956 secondi sullo 0-100 km/h, con un peso attorno alle 300 lb e senza tetto. Lì si parla di un oggetto radicale, non di una hypercar “acquistabile”. Dreame, dal canto suo, non ha fornito una dimostrazione cronometrata pubblica, quindi la promessa resta allo stadio dell’annuncio.

Difficile dire fino a che punto Dreame riuscirà a costruire la sua auto a propulsione razzo, ma è sicuramente bellissima.
Difficile dire fino a che punto Dreame riuscirà a costruire la sua auto a propulsione razzo, ma è sicuramente bellissima.

Prototipo esposto a San Francisco, credibilità e uso in questione

Sul posto a San Francisco, alcuni giornalisti hanno descritto un disagio molto concreto, l’aspetto dei booster. Un ingegnere inviato a osservare l’auto ha giudicato l’insieme poco convincente, fino a dire che “suona falso”. Dettagli visivi avrebbero attirato l’attenzione, in particolare l’apparente assenza di prese o uscite d’aria, un punto fastidioso quando parli di booster che dovrebbero produrre una spinta significativa.

C’è anche la questione pratica, un booster a propellente solido non si “ricarica” come una batteria. Una volta consumato, occorre sostituire o ricondizionare l’elemento, il che trasforma l’auto in una macchina di dimostrazione più che in un veicolo. Anche se l’obiettivo è il drag, ti ritrovi con un vincolo logistico e normativo pesante, stoccaggio, trasporto, procedure e potenzialmente omologazione.

Ultimo angolo, l’immagine. Dreame viene dall’elettrodomestico, e questo tipo di progetto serve anche a installare un marchio nell’immaginario tech. Può essere una strategia di notorietà efficace, ma la critica regge: l’aggiunta di razzi a una hypercar elettrica contraddice l’argomento “pulito” spesso associato all’EV. Se l’obiettivo è solo il record, va bene, ma serviranno prove misurate, non solo una scena e una scheda tecnica.

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Non è sovralimentata da reattori, ma la Nebula NEXT 01 dovrebbe sviluppare 1.900 CV.
Non è sovralimentata da reattori, ma la Nebula NEXT 01 dovrebbe sviluppare 1.900 CV.

Fonti

  • A Chinese Vacuum Company Is Making the World’s Fastest Supercar… But You’ll Need to Refill Its Rocket Boosters
  • Vacuum company shows concept rocket-boosted EV that does 0-60 in 0.9 sec
  • Dreame’s rocket-powered car can do 0–60 in 0.9 seconds because you can just say things now | The Verge
  • 0–60 in Under a Second? Dreame’s Rocket-Powered EV Sounds Like a Sci-Fi Dream – CNET
  • Dreame’s Nebula NEXT 01 JET electric hypercar specs
Tags: AUTOMOBILETECNOLOGIA
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Bruno ARANZULLA

Bruno ARANZULLA

Bruno Aranzulla é um jornalista tech português especializado em atualidade digital, inteligência artificial, smartphones, ciência aplicada e automóvel conectado. Através da NetParceiro.pt, acompanha as inovações que estão a transformar o quotidiano dos leitores, com uma abordagem clara, acessível e focada nos usos reais. O seu trabalho editorial procura tornar a tecnologia mais compreensível, sem jargão desnecessário nem promessas exageradas. Interessa-se tanto pelos grandes lançamentos das marcas como pelas mudanças mais discretas que alteram a forma como trabalhamos, comunicamos, nos deslocamos e consumimos informação.

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