Auto elettriche parcheggiate che alimentano una banchina, poi ricaricano un traghetto: la sperimentazione è in corso nel nord della Germania.
Il principio si basa sulla tecnologia Vehicle-to-Grid (V2G), che consente alla batteria di un veicolo di restituire elettricità a un’infrastruttura locale, invece di limitarsi a consumare corrente. Il progetto si chiama BIDI-EL. Associa l’Università di scienze applicate di Osnabrück e l’operatore AG Reederei Norden-Frisia, con un finanziamento di circa 200.000 dollari della Fondazione federale tedesca per l’ambiente. L’obiettivo è concreto: ridurre l’uso di combustibili fossili e limitare i picchi sulla rete, garantendo al contempo la ricarica dei traghetti elettrici per le isole della Frisia Orientale. Il programma è annunciato fino a gennaio 2027.
BIDI-EL testa il Vehicle-to-Grid sulle isole frisone
Il cuore della prova è una ricarica di traghetto che non dipende solo dalla rete nel momento critico. Quando i veicoli restano fermi, ad esempio in un parcheggio aziendale o vicino a un terminal, le loro batterie diventano un cuscinetto. Con il V2G, l’energia può tornare verso una stazione di ricarica, poi verso la nave. Sulla carta è un modo per trasformare un parco di veicoli fermi in una riserva flessibile.
L’allestimento non è presentato come una soluzione isolata. Si inserisce in un sito di ricarica già attrezzato, con una logica di assemblaggio, produzione locale, accumulo fisso e accumulo mobile. Il progetto punta a un’alimentazione più stabile per un trasporto marittimo elettrificato, in una zona in cui la logistica energetica è più sensibile che in città. I promotori del programma mettono in evidenza il calo delle emissioni e la riduzione della pressione sulla rete.
La promessa è allettante, ma c’è una sfumatura da tenere a mente: la disponibilità reale dei veicoli. Perché il sistema regga servono auto compatibili, collegate e disposte a scaricare parte della loro batteria. Un responsabile di flotta interrogato sul principio riassume: se i miei conducenti ripartono alle 17, devo essere certo che abbiano l’autonomia prevista. Questo punto d’uso, molto concreto, può limitare la potenza mobilitabile.
Il terminal combina 1.700 kWp di solare e batterie stazionarie
Il sito dell’operatore non punta solo sulle auto. Un impianto fotovoltaico è stato posato nel 2024, con una capacità annunciata di 1.700 kWp, ed è già prevista un’estensione. In un terminal questo dettaglio conta: la produzione solare si allinea spesso con gli orari di attività diurna, ma il bisogno di ricarica può concentrarsi in fasce orarie precise, in base alle rotazioni delle navi.
Accanto al solare, è già integrata una batteria stazionaria, e il progetto aggiunge lo strato delle batterie dei veicoli. L’interesse è moltiplicare i serbatoi di energia, con dimensioni diverse e usi distinti. La batteria fissa livella parte delle variazioni, mentre i veicoli apportano capacità aggiuntiva senza costruire immediatamente un nuovo edificio tecnico. Per l’operatore è anche un modo di testare una progressione graduale della capacità.
Nei fatti, questa architettura ibrida serve a un obiettivo di gestione dei picchi. Ricaricare un traghetto richiede potenza in un tempo breve, il che può costare caro in termini di rinforzo della connessione. Il progetto cerca di aggirare questa strozzatura, almeno in parte, accumulando prima e poi restituendo al momento giusto. Si parla meno di magia che di orari, dice Marc, tecnico in un’infrastruttura portuale: se carichi le batterie quando la rete è tranquilla, respiri al momento della partenza.
I traghetti elettrici guadagnano terreno sotto la pressione climatica europea
Il contesto europeo spinge a elettrificare più rapidamente il settore marittimo, traghetti inclusi. Il settore è ora integrato nel sistema europeo di scambio di quote di emissioni, nell’ambito di Fit for 55. Questo vincolo cambia i calcoli economici e rende più attraenti le soluzioni che riducono i consumi fossili. La Germania figura tra i paesi identificati come dotati di un potenziale importante di conversione delle flotte.
I confronti esistono già. In Norvegia, alcuni industriali lavorano a sistemi di ricarica integrati nelle infrastrutture portuali, con soluzioni come pontoni galleggianti e una quota di solare a bordo. L’idea è vicina, ridurre i lavori pesanti e accelerare il dispiegamento. In Germania, l’approccio testato con BIDI-EL si distingue per l’uso di uno stock di energia diffuso, i veicoli, anziché concentrare tutto in un’unica batteria gigante.
Resta una critica, la dipendenza da condizioni molto locali. Il V2G per traghetti è più facile da difendere dove le auto restano a lungo nello stesso posto e dove si può organizzare la ricarica, ad esempio nelle flotte professionali. In una zona turistica, i comportamenti sono più imprevedibili. La Germania dispone di oltre 180.000 punti di ricarica pubblici, il che aiuta a massificare l’elettrico, ma il V2G chiede un passo in più: coordinazione, compatibilità e accettazione degli utenti.
Da ricordare
- Il progetto BIDI-EL usa il Vehicle-to-Grid per supportare la ricarica dei traghetti elettrici
- Il terminal si basa su 1.700 kWp di solare, una batteria stazionaria e batterie di auto
- La sperimentazione punta a ridurre l’uso di combustibili fossili e i picchi di domanda sulla rete
- Il dispositivo dipende dalla disponibilità di veicoli compatibili, collegati e che accettino la scarica





