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Personne non lo sa, ma la NASA ha copiato questo riflesso delle lucertole per creare ruote che "nuotano" nella sabbia marziana

Personne non lo sa, ma la NASA ha copiato questo riflesso delle lucertole per creare ruote che “nuotano” nella sabbia marziana

Bruno ARANZULLA di Bruno ARANZULLA
22 Maggio 2026
in Attualità, Scienza
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Le dune di Marte sono un problema pratico, non un dettaglio da documentario.

Quando la sabbia è fine e “fluffy”, le ruote slittano, scavano e il rover perde trazione, con il rischio di restare immobilizzato o di consumare giorni di pianificazione per uscire da una trappola. È una lezione già vista nelle missioni passate, dove la mobilità è diventata un limite operativo tanto quanto l’energia o le comunicazioni. Ora un gruppo di ricercatori in Germania sta provando a cambiare la regola del gioco con ruote di nuova generazione che imitano il movimento di una lucertola del deserto, la sandfish, capace di “nuotare” nella sabbia. Nei test, queste ruote non si comportano come un pneumatico tradizionale, distribuiscono meglio la pressione e lasciano tracce ondulate, segno che il meccanismo di avanzamento previsto funziona davvero. Ti dico anche la nota stonata, la soluzione non è magica e richiede compromessi.

Università di Würzburg: ruote biomimetiche ispirate alla lucertola sandfish

Il progetto nasce nel gruppo guidato dal professor Marco Schmidt alla Julius Maximilian University of Würzburg, dentro un filone di lavoro che usa la biomimetica per risolvere problemi di robotica su terreni difficili. L’idea è copiare non l’aspetto dell’animale, ma l’interazione col suolo: la sandfish si muove generando spinte in più direzioni e “galleggia” nella sabbia invece di affondare. Qui entra in gioco la parola chiave, biomimetica, applicata a una piattaforma di rover marziano pensata per dune e suoli incoerenti.

La differenza rispetto alle ruote classiche è che queste non “rotolano davvero” nel senso tradizionale. Combinano forma, flessibilità e un pattern di movimento che produce forze sia longitudinali sia laterali. Nei test, il rover lascia nel terreno tracce sinusoidali, un dettaglio tecnico che per gli ingegneri vale come una firma: se il segno è ondulato, il sistema sta trasferendo al suolo la dinamica prevista. In pratica, la ruota smette di comportarsi da rullo e comincia a comportarsi da “pinna” che spinge.

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Qui sta il punto operativo: su sabbia soffice, il nemico è la pressione al suolo. Se concentri troppo peso su una superficie piccola, affondi e poi scavi. Il team ha lavorato su larghezza e massa per ridurre la pressione e migliorare la stabilità, con un occhio anche alla trazione su terreni misti. Il concetto di pressione al suolo è il vero cuore della storia, insieme alla trazione quando la sabbia cambia granulometria o si mescola a croste più dure.

Test su sabbia: stabilità migliorata dopo modifiche a peso e larghezza

Le prove non hanno raccontato solo successi. Le prime versioni erano più strette e più pesanti del necessario, risultato: il rover tendeva ad affondare e diventava meno controllabile. È il classico errore da prototipo, e qui è interessante perché ribalta l’istinto “metto più materiale e risolvo”. In realtà, su terreni soffici, più massa pu peggiorare tutto. Dopo le correzioni, le prestazioni sono migliorate, un esempio pulito di iterazione ingegneristica: cambi una variabile, misuri, correggi.

Un ricercatore del team, Amenosis Lopez, ha sintetizzato il problema delle ruote convenzionali in modo diretto: spesso sono ottimizzate per basse velocità su fondi relativamente compatti, ma su sabbia morbida scivolano, sprofondano o restano bloccate. Le ruote “nuotatrici”, proprio perché non dipendono da un rotolamento classico, soffrono meno questi effetti e nei test hanno superato le soluzioni tipiche. Qui i due indicatori da tenere d’occhio sono slittamento e affondamento, perché determinano consumo di energia e rischio missione.

La parte che va detta senza vendere fumo: il design è ancora in affinamento, soprattutto sulla superficie della ruota, che deve offrire aderenza anche quando il suolo non è uniformemente sabbioso. Su Marte trovi alternanza di dune, croste, pietre e pendenze. Una ruota troppo “specialista” rischia di diventare fragile o inefficiente altrove. Quindi s, il salto tecnologico è promettente, ma serve equilibrio tra stabilità, durabilità e capacità di portare strumenti scientifici senza penalizzare il resto del rover.

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Lezioni da Spirit e Opportunity: quando una duna blocca una missione

Per capire perché questa ricerca conta, basta ricordare quanto pu costare un errore di mobilità. Nelle missioni MER, Spirit rimase intrappolato in un terreno finissimo, descritto come simile a talco, e i tentativi di estrazione portarono a progressi minimi, dell’ordine di decine di centimetri in molti giorni operativi. In quelle condizioni, sterzare pu far sprofondare di più, e se una ruota non gira, la difficoltà aumenta parecchio. È la dimostrazione che la mobilità non è un dettaglio, è una risorsa di missione.

Anche Opportunity ha vissuto momenti delicati sulle increspature di sabbia. In un caso documentato nei test terrestri del JPL, gli ingegneri ricrearono una duna simulata e misero un rover di prova in una posizione “scavata” simile, notando che alcune sabbie offrono più trazione di altre. La duna in questione era alta circa 0,33 metri, larga circa 2,5 metri, con tratti intorno ai 15 gradi di pendenza. Dettagli numerici che sembrano piccoli, ma su Marte possono fermare un veicolo da milioni.

Ed è qui che le ruote “nuotatrici” potrebbero cambiare la pianificazione: se riduci la probabilità di restare impantanato, riduci anche il tempo speso in simulazioni, manovre conservative e deviazioni. Ma c’è una critica da fare, utile per non farsi prendere dalla narrativa facile: ogni nuova ruota deve convivere con vincoli di massa, affidabilità e manutenzione impossibile. Se il meccanismo è più complesso, deve dimostrare di reggere anni di polvere e shock termici. La promessa è forte, l’adozione richiede prove lunghe e una tolleranza al rischio che le agenzie spaziali concedono col contagocce.

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Punti chiave

  • Le nuove ruote imitano la sandfish e avanzano nella sabbia con una dinamica “di nuoto”.
  • I test mostrano miglioramenti dopo correzioni su larghezza e massa, riducendo affondamento e perdita di controllo.
  • Le missioni passate hanno dimostrato che dune basse e sabbie fini possono bloccare un rover per giorni.
  • L’adozione richiede compromessi tra trazione su sabbia e robustezza su terreni misti.

Domande frequenti

Che cosa significa che le ruote “nuotano” nella sabbia?

Significa che non si affidano solo al rotolamento classico: forma e movimento generano spinte anche laterali, distribuendo meglio la pressione e lasciando tracce ondulate che indicano un avanzamento più stabile su sabbia soffice.

Perché i rover tradizionali si bloccano sulle dune marziane?

Su sabbia fine le ruote possono slittare e scavare, aumentando l’affondamento. Quando la trazione cala, il rover consuma energia senza avanzare e può restare intrappolato, richiedendo test a Terra e manovre molto conservative.

Quali modifiche hanno migliorato le prestazioni dei prototipi?

Nei test, le prime versioni risultavano troppo strette e pesanti, con maggiore tendenza ad affondare. Intervenire su larghezza e massa ha ridotto la pressione al suolo e ha migliorato controllabilità e stabilità su sabbia.

Queste ruote risolvono ogni problema di mobilità su Marte?

No. La sabbia è solo una parte del terreno marziano: ci sono anche pietre, croste dure e pendenze. Una ruota efficace sulle dune deve anche resistere nel tempo e mantenere trazione su superfici miste, senza introdurre complessità o fragilità eccessive.

Fonti

  • Next-Generation Mars Rover Wheels Allow Mars Vehicles To ‘Swim’ Across Dunes
  • Future Mars Rovers Could Mimic a Swimming Motion to Traverse the Planet’s Surface – Universe Today
  • Rover Team Tests Mars Moves on Earth | NASA Jet Propulsion Laboratory (JPL)
  • Reinventing The Wheel (For Mars)
  • Mars Exploration Rovers Update: Spirit Begins… | The Planetary Society
Tags: SPAZIO
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Bruno ARANZULLA

Bruno ARANZULLA

Bruno Aranzulla é um jornalista tech português especializado em atualidade digital, inteligência artificial, smartphones, ciência aplicada e automóvel conectado. Através da NetParceiro.pt, acompanha as inovações que estão a transformar o quotidiano dos leitores, com uma abordagem clara, acessível e focada nos usos reais. O seu trabalho editorial procura tornar a tecnologia mais compreensível, sem jargão desnecessário nem promessas exageradas. Interessa-se tanto pelos grandes lançamentos das marcas como pelas mudanças mais discretas que alteram a forma como trabalhamos, comunicamos, nos deslocamos e consumimos informação.

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