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Il motore Hadley di Ursa Major firma il 10° volo consecutivo, oltre Mach 5, sul veicolo riutilizzabile Talon-A di Stratolaunch.

Il motore-razzo Hadley batte il record americano di affidabilità ipersonica e supera Mach 5 per la 10ª volta consecutiva con Stratolaunch prima di essere recuperato intatto: la prova che l’ipersonico riutilizzabile non è più fantascienza

Bruno ARANZULLA di Bruno ARANZULLA
13 Maggio 2026
in Attualità, Economia, Elettronica
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Un motore-razzo americano riutilizzabile ha appena superato una tappa rara: Hadley, progettato da Ursa Major, ha completato 10 voli consecutivi, diversi dei quali a velocità ipersonica, oltre Mach 5.

I test sono stati condotti con Stratolaunch, su un veicolo di test recuperabile, in una logica annunciata come operativa, non come una semplice vetrina tecnologica. Il punto rilevante è la combinazione tra velocità e cadenza. Diverse missioni sono state realizzate con motori già utilizzati, il che mette la riutilizzabilità al centro del programma. In un settore in cui ogni sparo può costare caro e immobilizzare team per settimane, la promessa è chiara: ridurre il costo per volo e aumentare il ritmo dei test, accumulando al contempo dati in condizioni reali.

Ursa Major e Stratolaunch convalidano 10 voli dell’Hadley

Il programma associa Ursa Major, con sede a Berthoud in Colorado, e Stratolaunch, che opera un banco di prova ipersonico riutilizzabile. Hadley è un motore-razzo a propellenti liquidi, che usa ossigeno liquido, pensato per applicazioni ipersoniche e per il lancio spaziale. Allineare dieci voli riusciti consecutivi conta, perché la propulsione è spesso il punto debole delle campagne: un’anomalia termica, un’instabilità di combustione, e tutto si ferma.

I voli hanno incluso missioni a Mach 5+ in regime sostenuto. Ipersonico non è solo “molto veloce”, è un dominio in cui calore e sollecitazioni aerodinamiche salgono di una tacca. Stratolaunch ha già indicato che il suo veicolo di prova Talon-A ha volato almeno due volte sopra Mach 5 ed è stato recuperato ogni volta. Questo recupero cambia la natura dei test: puoi ispezionare, capire l’usura, correggere, poi ripartire.

Il CEO Chris Spagnoletti insiste su un punto, questi voli sono presentati come missioni di banco di prova operativo. L’azienda sottolinea anche un marcatore industriale, si presenta come la terza società americana ad aver dimostrato e rifatto volare un motore-razzo ipersonico a propellenti liquidi. È un club ristretto, e conta nelle gare per la difesa, dove la credibilità si conquista più con il numero di voli riusciti che con i rendering 3D.

La riutilizzabilità di Hadley punta al costo per volo

Diverse delle dieci missioni sono state realizzate con motori già usati, il che mette la riutilizzabilità in primo piano. L’interesse è semplice: se puoi volare, recuperare, verificare, poi rivolare rapidamente, trasformi un programma di test in catena di produzione di dati. Ursa Major valorizza la durabilità e un “turnaround” rapido, con l’idea di far calare il costo per volo man mano che la cadenza aumenta.

Il motore è anche presentato come fortemente legato alla manifattura additiva, la stampa 3D dei metalli, usata per accelerare l’iterazione tra progettazione, test, volo e produzione. Sulla carta, consente di aggiustare un pezzo critico senza rilanciare una lunga catena di attrezzaggio. Nei fatti, c’è una sfumatura: l’additivo non elimina i controlli qualità, soprattutto per ambienti criogenici e cicli termici violenti, in cui la ripetibilità di fabbricazione diventa una sfida.

Questa logica di cadenza si inserisce in una crescente domanda di sistemi ipersonici lato sicurezza nazionale. Il Pentagono cerca più capacità di test, non solo per sviluppare sistemi offensivi, ma anche contromisure. Un esperto del settore, “Marc L.”, ex ingegnere di prove diventato consulente, riassume il nodo della guerra: a Mach 5, il vero lusso è poter ritentare in fretta dopo un fallimento, perché è la statistica dei voli a far progredire, non un record isolato.

La soglia di Mach 5 mette Hadley di fronte all’X-43A della NASA

Raggiungere e mantenere l’ipersonico ricolloca la storia dei programmi precedenti. La NASA aveva impressionato con l’X-43A, che aveva raggiunto Mach 6,8 poi Mach 9,6 nel 2004, con uno scramjet. Ma quei dimostratori finivano in mare, non recuperati. Il modello Talon-A e Hadley punta a un’altra logica, moltiplicare i voli e recuperare il materiale, per ispezionare struttura e propulsione dopo il passaggio nel “forno” ipersonico.

Il confronto ha i suoi limiti, scramjet e motore-razzo non hanno gli stessi vincoli, né gli stessi profili di missione. Ma l’idea comune è il valore dei dati in volo. Sull’X-43A, la NASA parlava di quasi dieci minuti di dati aerodinamici ipersonici dopo la fase di propulsione. In un approccio riutilizzabile, il dato non viene solo dai sensori a bordo, viene anche dal pezzo reale: erosione, microfratture, zone surriscaldate.

Questa tappa avviene mentre altri motori di Ursa Major avanzano in parallelo. Il Draper, sostenuto in un quadro con l’Air Force Research Laboratory, ha realizzato un volo supersonico e deve proseguire i suoi upgrade, con l’obiettivo dichiarato di un dimostratore di booster ipersonico completo entro l’inizio del 2027. Il rischio è di sovrastimare la velocità di scaling: dieci voli sono solidi, ma l’industrializzazione, la disponibilità dei propellenti criogenici e la logistica delle campagne restano fattori che possono frenare la crescita della cadenza.

Fonti

  • Ursa Major Achieves 10 Successful Hadley Engine Flights, Demonstrating Reusable Hypersonic Capability
  • Ursa Major Achieves 10 Hypersonic Hadley Engine Flights
  • Ursa Major says Hadley logged 10 hypersonic flights
  • New Liquid Rocket Engine Flight Shows Promise for Affordable Hypersonics
  • X-43A Hyper-X – NASA
Tags: MOTORE
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Bruno ARANZULLA

Bruno ARANZULLA

Bruno Aranzulla é um jornalista tech português especializado em atualidade digital, inteligência artificial, smartphones, ciência aplicada e automóvel conectado. Através da NetParceiro.pt, acompanha as inovações que estão a transformar o quotidiano dos leitores, com uma abordagem clara, acessível e focada nos usos reais. O seu trabalho editorial procura tornar a tecnologia mais compreensível, sem jargão desnecessário nem promessas exageradas. Interessa-se tanto pelos grandes lançamentos das marcas como pelas mudanças mais discretas que alteram a forma como trabalhamos, comunicamos, nos deslocamos e consumimos informação.

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