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Greenhill Forge mostra uno scaldabagno a induzione magnetica senza rete elettrica, basato su magneti permanenti rotanti e un tubo di rame avvolto a spirale.

Uno scaldabagno a magneti rotanti senza presa elettrica misura 575 W in officina e potrebbe arrivare a 14,5 kW: il progetto Greenhill Forge che rilancia il dibattito sull’autonomia energetica off-grid

Bruno ARANZULLA di Bruno ARANZULLA
13 Maggio 2026
in Attualità, Elettronica, Scienza
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Uno scaldabagno autocostruito in officina fa parlare di sé perché produce acqua calda senza essere collegato alla rete.

Il principio non è magia, è induzione magnetica sfruttata volontariamente, con un rotore di magneti permanenti che gira vicino a uno statore in metallo conduttore. Anziché “perdere” il calore parassita, l’apparecchio lo trasforma in calore utile, trasferito direttamente all’acqua. Il progetto viene da Greenhill Forge, un autore abituato a montaggi orientati all’autonomia. I primi test pubblicati danno un ordine di grandezza concreto, non una promessa vaga, e aiutano a capire dove può servire e dove si inceppa. Perché scaldare acqua, anche solo per una doccia o per i piatti, è rapidamente energivoro, soprattutto off-grid.

Greenhill Forge misura 575 W su 1,5 litri in 3 minuti

Nel primo test, il team ha usato un trapano per azionare il generatore. Risultato comunicato: 1,5 litri d’acqua sono passati da 7,9 °C a circa 24,4 °C in tre minuti. Riportando il calcolo a una potenza termica, si ottengono circa 575 W immessi nel riscaldamento. Non è una performance “industriale”, ma è una cifra leggibile, riproducibile, e mostra che il concetto funziona.

Ciò che conta qui è il legame diretto tra velocità di rotazione e calore prodotto. Più gira veloce, più salgono le correnti indotte, più scalda. Le stime parlano di un potenziale teorico intorno ai 14,5 kW se la macchina è azionata più rapidamente, il che cambia completamente la scala d’uso. In altre parole, non si è più sul “tiepido”, si comincia a parlare di acqua calda utilizzabile, a condizione di avere una sorgente meccanica robusta.

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In un contesto off-grid, la domanda non è solo “scalda?”, ma “con cosa lo facciamo girare?”. Il montaggio diventa interessante se hai già un’energia meccanica disponibile, tipicamente una piccola turbina idraulica o un’eolica. Lì trasformi un movimento in acqua calda senza passare per una catena batterie, inverter, resistenza. Ma se devi farlo girare con un motore termico, l’interesse va discusso.

Lo statore in rame saldato massimizza le correnti di Foucault

Tecnicamente, l’apparecchio somiglia a un generatore, salvo che l’obiettivo è invertito. In un motore o in un alternatore classico, le correnti di Foucault sono un problema, scaldano e fanno perdere rendimento. Qui sono l’obiettivo. Lo statore è descritto come un tubo di rame avvolto a spirale, in cui circola l’acqua. Il tubo è saldato per formare una massa conduttrice continua e favorire queste correnti, quindi il calore.

Il rotore, invece, viene da un progetto precedente di generatore e porta i magneti permanenti. Quando questi magneti passano vicino al rame, inducono correnti, e la resistenza elettrica del metallo si traduce in calore. L’acqua, a contatto con il tubo, recupera questa energia. Lo schema è semplice da capire, ma non necessariamente da rendere affidabile, perché si parla di rotazione, di riscaldamento e di un circuito d’acqua in un insieme compatto.

Sulla carta, l’induzione applicata al riscaldamento dell’acqua può mostrare rendimenti molto elevati nell’industria, talvolta annunciati fino al 99% su sistemi dedicati. Ma bisogna restare lucidi, un montaggio da officina non beneficia necessariamente degli stessi materiali, controlli e sicurezze. Video e note di progetto sono utili per cogliere la logica, ma non sostituiscono un progetto certificato per un uso domestico permanente.

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Off-grid, l’acqua calda pone anche vincoli sanitari

Scaldare l’acqua off-grid non significa solo evitare la bolletta elettrica. I sistemi a combustione richiedono ventilazione, controllo del combustibile, gestione dei fumi. Qui l’interesse è evitare la combustione, quindi parte dei vincoli. Ma l’acqua calda stoccata, anche prodotta “puliticamente”, richiede una gestione rigorosa. Uno stoccaggio mal padroneggiato può favorire patogeni, e la sicurezza sanitaria diventa un vero tema non appena si parla di un boiler o di un circuito tiepido.

Questo tipo di scaldabagno punta piuttosto a usi “on demand”, con circolazione immediata, tipici di un’officina, un sito isolato, un accampamento attrezzato, o un habitat autonomo che ha già una turbina. In questo scenario, limiti lo stoccaggio, scaldi quando hai l’energia meccanica disponibile. Il progetto si inserisce del resto in un percorso più ampio di Greenhill Forge, che esplora soluzioni d’officina basate su risorse locali, come la valorizzazione della segatura per riscaldare uno spazio di lavoro.

C’è anche una sfumatura, la viralità sui social semplifica tutto. Alcuni video parlano di acqua a 50 °C “in secondi”, altri commentatori gridano alla truffa. La realtà è più terra-terra: le misurazioni pubblicate mostrano un aumento di temperatura moderato a questo stadio, e un potenziale legato alla velocità. Il dispositivo non è un gadget, ma non è nemmeno una soluzione pronta da installare in una casa senza uno studio serio.

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Fonti

  • Workshop-built heater uses spinning magnets to generate hot water
  • Magnetic Induction Heats Water | Hackaday
  • Electromagnetic Induction Water Heaters, IH Hot Water Boilers
  • Magnetic Induction Water Heater – Project Notes – Greenhill Forge
  • Instagram
Tags: ENERGIA
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Bruno ARANZULLA

Bruno ARANZULLA

Bruno Aranzulla é um jornalista tech português especializado em atualidade digital, inteligência artificial, smartphones, ciência aplicada e automóvel conectado. Através da NetParceiro.pt, acompanha as inovações que estão a transformar o quotidiano dos leitores, com uma abordagem clara, acessível e focada nos usos reais. O seu trabalho editorial procura tornar a tecnologia mais compreensível, sem jargão desnecessário nem promessas exageradas. Interessa-se tanto pelos grandes lançamentos das marcas como pelas mudanças mais discretas que alteram a forma como trabalhamos, comunicamos, nos deslocamos e consumimos informação.

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