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Nessuno lo sa, ma la NASA ha fissato uranio-238 sul disco Voyager: un orologio cosmico per datare un miliardo di anni nello spazio profondo

Nessuno lo sa, ma la NASA ha fissato uranio-238 sul disco Voyager: un orologio cosmico per datare un miliardo di anni nello spazio profondo

Bruno ARANZULLA di Bruno ARANZULLA
25 Maggio 2026
in Attualità, Scienza
0

Sulla copertina del Voyager Golden Record non c’è solo una guida all’ascolto per chi, un giorno, dovesse imbattersi nel disco: c’è anche un “orologio” incorporato.

I due Voyager, lanciati nel 1977, portano ciascuno un disco fonografico pensato per durare su tempi lunghissimi nello spazio. L’idea è semplice e ambiziosa: far viaggiare una piccola selezione di suoni e immagini della Terra, con istruzioni per interpretarli. Il dettaglio meno noto sta nella copertina in alluminio: un campione ultra-puro di uranio-238 depositato in un’area di circa 2 cm. Non serve ad alimentare nulla, non è una batteria, non è un “trucco” scenografico. Serve a datare il messaggio: chi lo trovasse potrebbe misurare quanto uranio è rimasto e ricavare da quanto tempo il disco sta vagando, su scale temporali che arrivano a circa un miliardo di anni.

NASA usa uranio-238 per datare un messaggio da miliardi di anni

La scelta dell’isotopo non è casuale: per funzionare come cronometro, un campione non deve “sparire” troppo in fretta. Un isotopo a decadimento rapido, con tempi dell’ordine di anni o secoli, avrebbe lasciato poco o nulla da misurare prima che qualunque incontro diventasse anche solo plausibile. L’uranio-238, invece, ha un’emivita di circa 4,5 miliardi di anni, una scala che resta leggibile anche quando il disco è progettato per sopravvivere a tempi enormi.

La radioattività indicata è minuscola: circa 0,00026 microcurie. Tradotto in termini pratici, si tratta di una quantità di riferimento, pensata per essere misurata, non per produrre energia e non per rappresentare un rischio operativo per la sonda. Questo punto merita una nota critica: il termine “uranio” attira subito l’immaginario della pericolosità, ma qui il contesto è opposto, un segnale calibrato e passivo, integrato in una copertina metallica.

Il principio è quello della datazione: una civiltà capace di analisi chimiche e fisiche potrebbe stimare l’età del campione misurando il decadimento e i rapporti tra elementi residui. Non è una promessa di contatto, è una precauzione informativa. Le Voyager non sono state “indirizzate” a un destinatario preciso, e lo spazio tra le stelle è talmente vasto che un incontro resta un evento rarissimo. Ma se accadesse, il messaggio non dovrebbe dipendere da un calendario terrestre ormai irreperibile.

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La copertina del disco integra due sistemi di tempo verificabili

L’uranio non è l’unico riferimento temporale sulla copertina: il progetto prevede due dispositivi di datazione, pensati per essere confrontati tra loro. L’idea di fondo è l’autocontrollo: se un metodo fosse interpretato male, l’altro potrebbe aiutare a correggere l’errore. In un contesto in cui non esistono lingua comune, unità condivise o un “manuale” esterno, ridondanza e verifica incrociata diventano parte della comunicazione.

Qui entra in gioco anche la natura del supporto. Il disco è un supporto fisico, non un file: un oggetto che deve restare leggibile senza infrastrutture. La scheda è un disco di rame placcato, di 30 cm di diametro, con rivestimenti metallici che puntano alla resistenza nel tempo. Nella confezione sono inclusi anche una puntina e una testina, un dettaglio che suona quasi anacronistico, ma che riduce la dipendenza da tecnologie specifiche del XX secolo.

La parte che si nota di meno è spesso quella più “web”: le istruzioni. Il Golden Record non è solo una playlist di suoni e immagini, è un pacchetto tecnico che prova a spiegare come ricostruire un sistema di lettura. L’alluminio della copertina, con il campione elettrodepositato, diventa una superficie di ingegneria dell’informazione. Non tutto è perfetto: la comprensibilità dipende dalle capacità del destinatario, e la ridondanza non elimina l’ambiguità, ma la riduce.

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Carl Sagan guida il comitato che seleziona suoni, immagini e saluti

Il contenuto del disco è stato assemblato da un comitato guidato da Carl Sagan. L’obiettivo non era “vendere” la Terra, ma rappresentarla con una selezione di suoni e immagini provenienti da culture ed epoche diverse. Il risultato è un ritratto necessariamente incompleto, e qui sta la prima sfumatura: qualunque campione della civiltà umana è anche una scelta politica e culturale, con inclusioni ed esclusioni inevitabili.

Accanto ai contenuti, c’è anche un messaggio stampato del presidente statunitense Jimmy Carter. È un dettaglio che colloca l’oggetto nel suo tempo: piena Guerra Fredda, fiducia nella scienza come diplomazia simbolica, e una certa estetica del “messaggio in bottiglia” cosmico. La presenza di un testo istituzionale pu sembrare superflua a scale di miliardi di anni, ma racconta chi eravamo quando abbiamo deciso di parlare al vuoto.

La distanza tra intenzione e probabilità resta enorme. Le Voyager potrebbero non passare vicino a un’altra stella per decine di migliaia di anni, e nessuno si aspetta davvero un ritrovamento. Il campione di uranio-238 serve proprio a questo: rendere il messaggio autosufficiente nel tempo, anche se il tempo supera di molto la durata di qualunque archivio umano. È un gesto tecnico, quasi sobrio, che prova a lasciare una data su un oggetto destinato a viaggiare più a lungo di qualunque istituzione terrestre.

Punti chiave

  • Sulla copertina del Golden Record c’è un campione di uranio-238 usato come “orologio” di lunga durata.
  • L’emivita dell’uranio-238 è circa 4,5 miliardi di anni, adatta a tempi cosmici.
  • La radioattività dichiarata è circa 0,00026 microcurie, una quantità di riferimento, non una fonte di energia.
  • La copertina integra due riferimenti temporali pensati per verifica incrociata.
  • Il contenuto del disco fu selezionato da un comitato guidato da Carl Sagan e include un messaggio di Jimmy Carter.
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Domande frequenti

Perché il Golden Record usa proprio l’uranio-238 come orologio?

Perché un isotopo con decadimento rapido si esaurirebbe prima di qualunque possibile ritrovamento. L’uranio-238 ha un’emivita di circa 4,5 miliardi di anni, quindi resta misurabile per tempi compatibili con la deriva delle Voyager nello spazio profondo.

La quantità di uranio sulla copertina è pericolosa?

È indicata come circa 0,00026 microcurie, quindi estremamente piccola. Il campione è pensato come riferimento misurabile, non come sorgente di potenza, e non è stato inserito per alimentare strumenti o produrre calore.

Come potrebbe un eventuale scopritore stimare l’età del disco?

Misurando il decadimento del campione di uranio-238 e il rapporto tra l’uranio residuo e altri elementi, con tecniche analitiche come la spettrometria di massa. In questo modo si può ricavare da quanto tempo il campione è in viaggio.

Il campione di uranio è l’unico sistema di datazione sulla copertina?

No. La copertina integra due sistemi temporali pensati per essere confrontati, in modo che l’informazione sia più robusta e autoconsistente se interpretata da chi non condivide unità o calendari terrestri.

Fonti

  • The Voyager Golden Record carries a small sample of uranium on its cover, placed there so that whoever finds it can measure the decay and work out how long it has been drifting — a built-in clock for a message engineered to last around a billion years.
  • Voyager Golden Record – Wikipedia
  • Message in a Bottle—An Update to the Golden Record: 1. Objectives and Key Content of the Message
  • Voyager golden record technical guide – Facebook
  • How the Voyager Golden Records Work – Stuff You Should Know | iHeart
Tags: SPAZIO
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Bruno ARANZULLA

Bruno ARANZULLA

Bruno Aranzulla é um jornalista tech português especializado em atualidade digital, inteligência artificial, smartphones, ciência aplicada e automóvel conectado. Através da NetParceiro.pt, acompanha as inovações que estão a transformar o quotidiano dos leitores, com uma abordagem clara, acessível e focada nos usos reais. O seu trabalho editorial procura tornar a tecnologia mais compreensível, sem jargão desnecessário nem promessas exageradas. Interessa-se tanto pelos grandes lançamentos das marcas como pelas mudanças mais discretas que alteram a forma como trabalhamos, comunicamos, nos deslocamos e consumimos informação.

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