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Questo tunnel CERN di 27 km a 175 metri sottoterra al confine svizzero sta per rivoluzionare la fisica in un modo che nessuno aveva immaginato

Questo tunnel CERN di 27 km a 175 metri sottoterra al confine svizzero sta per rivoluzionare la fisica in un modo che nessuno aveva immaginato

Bruno ARANZULLA di Bruno ARANZULLA
26 Maggio 2026
in Attualità, Economia, Scienza
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Sotto il confine tra Francia e Svizzera, vicino a Ginevra, esiste un’infrastruttura che assomiglia più a una metropolitana tecnica che a un laboratorio: il Large Hadron Collider del CERN.

È un anello sotterraneo lungo 27 km, scavato a una profondità variabile che arriva fino a 175 metri, progettato per far viaggiare fasci di particelle a velocità prossime a quella della luce e farli collidere in punti di misura. Chiamarlo “macchina” è riduttivo, perché attorno al tunnel ruota un ecosistema di servizi, accessi, apparati di controllo e apparati sperimentali. Il risultato è una sorta di città invisibile, con regole proprie, tempi lunghi e un obiettivo molto concreto: spingere la fisica delle particelle al limite di ci che oggi sappiamo misurare, verificando ci che il Modello Standard spiega e ci che ancora non riesce a spiegare.

Il CERN gestisce un anello di 27 km fino a 175 metri

Il LHC è un sincrotrone-collisore: due fasci ad alta energia viaggiano in direzioni opposte in tubi separati mantenuti in ultra-alto vuoto. La scelta di un tracciato sotterraneo non riguarda solo la logistica, ma anche la fisica “pratica”: la crosta terrestre offre schermatura naturale e permette di evitare l’acquisto di grandi superfici in un’area densamente abitata tra Francia e Svizzera.

La profondità non è uniforme, varia da circa 50 a 175 metri. Questa differenza non è un dettaglio da brochure: è stata pensata per ridurre la porzione di tunnel sotto i rilievi del Giura e limitare scavi più complessi, come la necessità di realizzare un pozzo verticale di accesso in zone difficili. In altre parole, l’ingegneria ha “negoziato” con la geografia per rendere possibile un anello continuo a scala continentale.

Dentro il tunnel, la sensazione è quella di un’infrastruttura industriale: magneti, linee, sistemi di alimentazione e diagnostica lungo il percorso. E c’è un dato che aiuta a visualizzare le dimensioni: l’anello ha una circonferenza che pu contenere un’intera grande area urbana, un confronto spesso usato per far capire quanto sia fuori scala rispetto a qualunque acceleratore “da campus”. Il punto, per, è che questa scala serve a guadagnare energia e controllo, non a fare scena.

Magneti a -271,3C spingono protoni al 99,9999991% della luce

Il cuore tecnologico dell’LHC è la combinazione tra campi magnetici intensi e condizioni estreme di funzionamento. I magneti sono superconduttori, quindi devono lavorare in uno stato in cui la resistenza elettrica è praticamente nulla. Per ottenere questo regime, l’apparato viene raffreddato a circa -271,3C, una temperatura più fredda dello spazio esterno, grazie a un sistema di distribuzione di elio liquido e servizi collegati lungo l’intero complesso.

Con questa architettura, i protoni vengono accelerati fino a circa 99,9999991% della velocità della luce, poi fatti collidere in punti specifici dell’anello. La logica è semplice da dire e complessa da realizzare: aumentando l’energia e controllando l’ambiente sperimentale, si trasformano eventi invisibili in tracce misurabili. È in questo contesto che l’LHC ha prodotto uno dei risultati più noti della fisica contemporanea, la scoperta del bosone di Higgs.

Non è l’unico filone: le collisioni hanno anche contribuito a identificare più di 70 adroni composti, particelle formate da quark legati dalla forza forte. Sembra un catalogo per specialisti, ma il senso è concreto: ogni nuova particella o stato osservato è un test per capire come la natura “assembla” la materia alle scale più piccole accessibili. E qui sta una prima nota critica: maggiore potenza non significa automaticamente “nuova fisica” garantita, perché la statistica degli eventi e la complessità delle analisi possono rendere i risultati lenti e meno spettacolari di quanto il pubblico si aspetti.

Il Future Circular Collider da 91 km entra nel dossier 2026

Mentre l’LHC continua a operare, al CERN si discute già del dopo. Un rapporto di fattibilità descrive il Future Circular Collider (FCC), un possibile successore con un anello di circa 91 km e una profondità media intorno a 200 metri. La scala cambierebbe di nuovo: non sarebbe un semplice “upgrade”, ma un’altra infrastruttura territoriale, con otto siti in superficie e la possibilità di ospitare fino a quattro esperimenti.

Il percorso decisionale è ancora istituzionale e politico: un gruppo di strategia europeo ha indicato come opzione preferita un FCC elettrone-positrone come prossimo grande collisore di riferimento, e il Consiglio del CERN è atteso a valutare questa direzione nel 2026. Tradotto: nei prossimi anni si incrociano scienza, finanziamenti pubblici e progettazione ambientale di una grande opera di ricerca, con inevitabili domande su costi, tempi e accettabilità territoriale.

La finestra temporale citata per un eventuale subentro è quella degli anni 2040, un orizzonte che rende facile semplificare tutto in una promessa. Ma qui la prudenza è d’obbligo: un acceleratore di questa taglia non si decide solo in base ai desideri della comunità scientifica. Servono compromessi su impatto, governance e priorità, mentre la posta in gioco resta alta, perché l’obiettivo dichiarato è sondare ci che il Modello Standard non chiarisce ancora. Intanto, l’LHC continua a fare il suo mestiere, trasformare collisioni in dati e dati in nuove domande.

Punti chiave

  • L’LHC del CERN è un anello sotterraneo di 27 km fino a 175 metri di profondità.
  • I magneti superconduttori lavorano a -271,3°C per guidare fasci quasi alla velocità della luce.
  • L’LHC ha portato alla scoperta del bosone di Higgs e a numerose osservazioni di adroni composti.
  • Il CERN valuta il Future Circular Collider: circa 91 km, possibile avvio negli anni 2040.
  • Nel 2026 è attesa una valutazione istituzionale sul percorso del prossimo collisore di punta.

Domande frequenti

Quanto è profondo il Large Hadron Collider sotto il confine franco-svizzero?

Il tunnel dell’LHC ha una profondità variabile: in alcuni tratti è a circa 50 metri, nel punto più profondo arriva fino a circa 175 metri. La variazione è stata scelta per adattarsi alla geografia locale e ridurre scavi complessi sotto i rilievi del Giura.

Perché l’LHC deve essere raffreddato a -271,3°C?

I magneti dell’LHC sono superconduttori e devono operare in condizioni in cui la resistenza elettrica è praticamente nulla. Per raggiungere questo stato, l’infrastruttura viene raffreddata a circa -271,3°C tramite un sistema criogenico basato su elio liquido e servizi di distribuzione collegati lungo l’anello.

A che velocità viaggiano i protoni nell’LHC?

I protoni vengono portati a una velocità prossima a quella della luce, circa il 99,9999991%. Due fasci in direzioni opposte vengono poi fatti collidere in punti specifici dell’anello per produrre eventi osservabili dagli esperimenti.

Che cosa cambierebbe con il Future Circular Collider?

Il Future Circular Collider è un progetto in studio per un anello sotterraneo di circa 91 km, con profondità media intorno a 200 metri, otto siti in superficie e fino a quattro esperimenti. La discussione riguarda anche la strategia europea e una valutazione attesa nel 2026, con un possibile orizzonte operativo negli anni 2040.

Fonti

  • With a 17-mile ring buried as deep as 574 feet under the French-Swiss border, the world’s largest particle accelerator is an underground “city” built to push physics to its limit
  • Large Hadron Collider – Wikipedia
  • Large Hadron Collider – Home | CERN
  • Tour of Large Hadron Collider (LHC) Particle Accelerator – Business Insider
  • The next particle collider will make the LHC look absolutely *tiny …
Tags: ENERGIATECNOLOGIA
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Bruno ARANZULLA

Bruno ARANZULLA

Bruno Aranzulla é um jornalista tech português especializado em atualidade digital, inteligência artificial, smartphones, ciência aplicada e automóvel conectado. Através da NetParceiro.pt, acompanha as inovações que estão a transformar o quotidiano dos leitores, com uma abordagem clara, acessível e focada nos usos reais. O seu trabalho editorial procura tornar a tecnologia mais compreensível, sem jargão desnecessário nem promessas exageradas. Interessa-se tanto pelos grandes lançamentos das marcas como pelas mudanças mais discretas que alteram a forma como trabalhamos, comunicamos, nos deslocamos e consumimos informação.

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